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Startup & Investor - Anno Zero & 2026

L'era dorata è finita. Il 2025 si chiude segnando il crepuscolo di un modello che ha dominato l'ultimo decennio: l'illusione della crescita a tutti i costi, finanziata da un flusso infinito di capitale di ventura. Il castello di carte che reggeva la relazione tra investitori, startup e corporate si è inceppato. Il tono del mercato non è più ottimista; è negativo, cauto e, in molti casi, disilluso.

Per anni, il "Modello Startup" è stato chiaro: la sua missione era il fundraising, non le vendite. Un'azienda era un prodotto da vendere al round successivo di investitori. Il suo opposto, il "Modello PMI", era incentrato sui ritorni di vendita per generare profitti. La normativa stessa rifletteva questa differenza: le startup, veicoli puri da exit, avevano il divieto di distribuire utili; le PMI innovative, business maturi, potevano farlo.

Il Modello Startup è strutturalmente rotto, e il crollo è iniziato dall'ultimo anello della catena: l'exit.

Un investitore VC non investe in un'azienda, investe in un'uscita. Ma cosa succede se l'uscita svanisce? Nel 2025, l'ambiente per le exit è diventato la "più grande sfida per il venture capital", superando persino le difficoltà di fundraising. I numeri sono brutali: le IPO sono quasi scomparse (appena il 4% delle uscite), e la via d'uscita principale per quasi un terzo delle startup in portafoglio (29%) è stata "insolvenza o liquidazione".

Questo blocco ha spento il motore dei VC. Senza exit, i fondi non hanno liquidità da restituire ai loro investitori (i Limited Partner), i quali, di conseguenza, non reinvestono in nuovi fondi. Questa siccità si è riversata a cascata sul mercato: in Italia, il primo semestre 2025 ha visto un crollo del 9% dei capitali investiti e la totale "assenza di mega deal". L'onda che gonfiava le valutazioni si è ritirata.

Gli investitori, scottati e senza liquidità, hanno smesso di finanziare idee. Hanno alzato un muro. È nato così il "paradosso della traction": il round pre-seed – che per definizione serviva a finanziare la trasformazione di un'idea in un prototipo (MVP) – ora richiede "metriche solide"  e "trazione di mercato consolidata". Gli analisti confermano che per ottenere un pre-seed nel 2025 servono "Demo, feedback di progetti pilota, test con piccoli utenti".

gli investitori finanziano solo chi dimostra di non avere (quasi) più bisogno di loro.

Il recente caso di #lexdoit lo dimostra perfettamente. L'11 novembre 2025, la startup legal-tech ha chiuso un round Pre-Serie A da 1,7 milioni di euro. Non l'ha chiuso sulla base di un'idea: l'ha chiuso perché è un business maturo, fondato nel 2015, con oltre 400.000 utenti e 6.500 imprese già assistite. Il mercato non ha finanziato una startup, ha finanziato una PMI innovativa mascherata da startup, riducendo il rischio al minimo.

Sul lato opposto della catena, le corporate (acquirenti finali) hanno eretto un altro muro. Hanno smesso di essere i "compratori di ultima istanza" disposti a pagare multipli folli per l'hype. Il mercato M&A del 2025 è diventato "più selettivo". Le aziende hanno capito due cose. Primo, l'integrazione post-acquisizione è un incubo quasi certo di scontri culturali e gestione di team "non voluti" che distrugge valore. Secondo, a loro non serve il "fatturato" o il "mercato" di una startup (che fa solo lievitare il prezzo); sanno di avere loro il portafoglio clienti. Cercano solo una cosa: un prodotto testato o una tecnologia strategica da innestare velocemente nella propria rete commerciale.

A fine 2025, la realtà è questa: le startup non trovano più i soldi per crescere e, anche se li trovassero, non hanno più compratori disposti a pagare il prezzo delle vecchie valutazioni. Il gioco è finito.

2026: Riabilitazione

Il 2026 non sarà un anno di ripresa, ma di profonda e dolorosa ricalibrazione. Il capitale, gli imprenditori e le strategie si divideranno in percorsi divergenti che ridefiniranno i rapporti di forza.

Il capitale, non potendo più operare nel "Modello Startup" tradizionale, si sta polarizzando su tre fronti distinti.

Il primo è quello della speculazione pura. L'unico settore che ancora attira capitali "di pancia" è l'Intelligenza Artificiale. I report di PitchBook indicano che "il capitale degli investitori si sta affollando sull'IA", prosciugando ogni altro settore. Questa è la nuova bolla, pericolosamente simile a quella dot-com, ma con una differenza: è un circolo chiuso per "grossi" investitori. È un boom finanziato in modo diverso: non solo dai profitti di giganti come Nvidia, Google e Meta, ma anche da un massiccio ricorso al debito per costruire le infrastrutture. I Big Tech finanziano le startup AI, le quali usano quegli stessi soldi per comprare infrastrutture (chip e cloud) dai loro stessi finanziatori.

Il secondo fronte è il ritorno ai fondamentali. Il capitale intelligente e istituzionale, come i grandi fondi di Private Equity, sta abbandonando il venture puro. Sta tornando a investire massicciamente sul mid-market  e sulle PMI innovative. Queste sono aziende mature (fino a 50M€ di fatturato), che possono distribuire utili  e che vengono valutate su fondamentali reali (EBITDA), non su promesse.

Il terzo fronte è la fuga. Molti investitori istituzionali, delusi dai ritorni illiquidi e bloccati del VC, stanno abbandonando del tutto l'asset class delle startup per spostarsi su investimenti meno rischiosi e più liquidi, come il private credit (debito privato).

Di conseguenza, anche le strategie di exit si biforcheranno.

La prima è l'acquisto chirurgico: le corporate perfezioneranno la loro nuova strategia, evitando l'acquisizione dell'intera startup. Cercheranno M&A "chirurgici" per comprare solo il prodotto, la tecnologia o il brevetto, lasciando alla startup il guscio vuoto e il problema di gestire un team ormai inutile.

La seconda via è l'innovazione interna. Perché correre il rischio di comprare un'azienda esterna e affrontare l'inferno dell'integrazione? Il modello del Venture Builder e dello Startup Studio è destinato a esplodere. Le corporate finanzieranno team interni o semi-indipendenti, daranno loro il tema e il modello di sviluppo, con la garanzia di una exit (la ri-acquisizione) una volta che il prodotto sarà testato e pronto.

Infine, c'è l'exit razionale, l'unica via d'uscita "sana" per gli imprenditori. Le startup che sopravvivranno saranno quelle che smetteranno di comportarsi come startup (bruciando cassa) e inizieranno a comportarsi come PMI (generando profitti). Il mercato M&A per le PMI (come quelle su Euronext Growth Milan) è infatti in piena salute, con il valore delle transazioni più che raddoppiato nel 2025. Ma questo implica accettare la nuova realtà: si vende a un multiplo growth (3-10x) basato sull'EBITDA, non a un "super moltiplicatore" (100x) basato sull'hype.

Cosa fare dal 2026

Del 2026 non lascia spazio a illusioni. Per i tre attori principali del mercato, la strada è segnata.

Per gli investitori: smettere di investire di pancia o riversare capitali nella bolla dell'IA.

Specialmente piccoli e Business Angel, il gioco del "super moltiplicatore" facile è finito. Hanno davanti una scelta netta. La prima opzione è smettere di investire "di pancia" inseguendo la FOMO (Fear Of Missing Out) e diventare investitori growth professionisti: studiare bilanci, investire in PMI innovative  e accettare ritorni più bassi ma reali, basati su fondamentali. La seconda opzione è continuare a speculare, riversando capitali nella bolla dell'IA. Ma devono essere consapevoli che stanno giocando un gioco da VC (dove 99 scommesse su 100 devono fallire per trovarne una che ripaga l'intero fondo ) ma usando i propri soldi. È una strategia destinata, per la maggior parte di loro, a "finire il portafoglio".

Per gli startupper: Trasformarsi in Imprenditori costruendo da subito un modello remunerativo diretto

Fondatori e studenti, l'era in cui un'idea e un pitch deck bastavano è morta. L'idea da sola, nel 2026, non vale nulla. Per loro, la scelta è trasformarsi da "startupper" (un raccoglitore di fondi) a "imprenditore" (un costruttore di prodotto). Questo significa, concretamente, dover trovare fondi propri o della prima cerchia (Friends, Family & Fools) per finanziare l'MVP, perché nessuno finanzierà la loro ricerca. Chi costruisce un piano finanziario contando sui fondi pubblici (Invitalia, Smart&Start, etc.) è destinato a fallire: i tempi biblici e i rimborsi "a Stato Avanzamento Lavori"  li rendono un "modello di agonia", non un aiuto. Se non si hanno capitali iniziali, il mercato semplicemente filtrerà il progetto. Persino la "startup" come percorso di carriera sta svanendo: l'IA sta automatizzando proprio i ruoli entry-level nel tech, e la Generazione Z, pragmaticamente, sta già fuggendo verso i side hustle o i "mestieri manuali", visti come più sicuri.

Per le corporate: Adottare un modello M&A chirurgico

L'innovazione non si compra più a peso d'oro pagando l'hype. Continuare a farlo significa solo andare incontro a fallimenti disastrosi nell'integrazione post-acquisizione. Il nuovo patto richiede un approccio chirurgico: o si adotta il modello dell'M&A "chirurgico" per comprare solo la tecnologia, oppure si internalizza il rischio in modo controllato, tramite modelli di Venture Builder. Chi continuerà a pagare prezzi folli per aziende che non riuscirà mai a integrare, semplicemente, distruggerà valore e rimarrà indietro rispetto ai concorrenti che hanno scelto di innovare in modo più intelligente e sostenibile.

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